Nativi Digitali e Adulti 2.0

Insieme a Rosy Nardone, ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Economico-Quantitative e Filosofico-Educative dell’Università di Chieti prosegue il nostro viaggio alla scoperta delle caratteristiche distintive dei nativi digitali. Ci siamo soffermati sui cambiamenti che l’introduzione delle nuove tecnologie e dei moderni dispositivi digitali ha prodotto all’interno della famiglia e della scuola. La pervasività delle tecnologie della comunicazione ha infatti determinato una rivisitazione dei modelli educativi di governance e relazione.

L’accento, in questo caso, va posto sul ruolo dell’adulto genitore: la sua maturità può essere sfruttata per indurre i ragazzi a riflette con maggior criticità sulle nuove tecnologie, sull’uso che possono farne, sulla loro possibile e responsabile partecipazione. I ragazzi non possono essere lasciati soli in questo compito, ma necessitano di essere aiutati e guidati. Certo non tutti i genitori, al giorno d’oggi, possiedono però gli strumenti necessari per svolgere con consapevolezza questa funzione e per questo devono essere formati, medialfabetizzati. Tale operazione porterà inevitabilmente all’instaurarsi di nuovi equilibri, nuovi territori di incontro e di confronto e all’abbandono dei vecchi schemi di comportamento che, basandosi solo sulla paura o sulla non conoscenza, prevedevano o l’esclusiva imposizione di ferree e limitative regole d’uso o l’altrettanto negava concessione di eccessiva libertà d’azione senza controllo.

Testi consigliati:
  • Nardone, R. (2012), Tecnologie telematiche nella gestione della responsabilità genitoriale: quali alleanze possibili per i GENITORI 2.0?, in Contini M.G. (a cura di), Dis-alleanze nei contesti educativi, Carocci, Roma.
  • Jenkins, H. (2010), Culture partecipative e competenze digitali. Media education per il XXI secolo, Guerini e Associati, Milano (traduzione italiana a cura di Ferri P. e Marinelli A.).

 

Comments
One Response to “Nativi Digitali e Adulti 2.0”
  1. Rosy Nardone scrive:

    La relazione tra genitorialità e rete rappresenta indubbiamente uno degli scenari più importanti nella configurazione delle famiglie contemporanee e su cui è necessario costruire nuove forme di governance e di relazioni educative. Potremmo dire che i genitori stanno diventando “2.0″ sia perché sono essi stessi utenti della rete e la abitano anche per scambiarsi idee, consigli, esperienze pratiche in community dedicate alle problematiche dell’essere madri e padri oggi; sia perché i loro figli sono quasi totalmente immersi nel web (così come nell’interazione con altri media) e lo sono anche, a volte, con maggiore competenza.
    La rete, con i suoi spazi di accesso all’informazione e alla comunicazione, dai siti web ai social network, non è soltanto un “nuovo dispositivo” che entra negli spazi domestici, nelle configurazioni familiari come qualsiasi altro elettrodomestico o oggetto elettronico, ma è più propriamente una “dimensione”, un “ambiente” che contribuisce al cambiamento radicale, spesso al ribaltamento dell’intera sfera comunicativa.
    Un aspetto interessante, dunque, è la relazione tra la dimensione privata e dimensione sociale/pubblica della famiglia e il ruolo che ricoprono le ICT, per mettere in luce i diversi piani di alleanze, ma anche di dis-allenze educative che vengono a configurarsi in modo complesso e altalenante.
    Da una recente ricerca condotta da me e da una mia collega dell’Università di Bologna – Federica Zanetti – è emerso che prevale un modello in cui i siti presentano informazioni organizzate su un’ideale convenzionale e stereotipato di famiglia e di genitori, strutturate su un approccio omologante in cui prevalgono i ruoli di madre e di padre, al di là della pluralità non solo di culture e stili di vita, ma anche delle forme di convivenza, delle sue identità e delle appartenenze, dell’essere famiglia monogenitoriale, omogenitoriale, di essere coppie miste o genitori immigrati o adottivi.
    Questo però non significa che la rete non offra esempi, sebbene limitati, di siti in cui associazioni o gruppi di famiglie, con le loro diverse facce, con forme di convivenza alternative, trovino visibilità, emersione, confronto, ma anche occasioni per difendere e rivendicare i propri diritti.
    Continuando l’analisi e soffermandosi innanzitutto su cosa offre la rete ai genitori, ovvero, quali spazi di frequentazione e a quali bisogni, necessità educative, dubbi o paure risponde, posso riportare in sintesi (per chiarezza e non per semplificazione) i seguenti modelli di “web genitoriale”:
    - modello informativo: tutti i siti che riguardano contenuti che spaziano dal livello logistico/organizzativo da quando nasce un bebè a quando diventa adolescente; piuttosto che la raccolta di eventi culturali e del tempo libero in un dato territorio; piuttosto che i diritti sindacali di quando si diventa genitori nonché supporti operativi per le madri lavoratrici.
    - modello del confronto: tutti gli spazi del web 2.0 caratterizzati da forme dialogiche di confronto di opinioni, esperienze, idee, per promuovere scambi di buone pratiche o per sperimentare nuove possibilità e riguardano, ovviamente, le tematiche più svariate. Ci tengo qui a sottolineare l’importante funzione che questi spazi svolgono anche rispetto a genitori con figli in difficoltà o disabili.

    Per quanto riguarda, invece, i modelli degli atteggiamenti genitoriali rispetto alla relazione dei loro figli con le nuove tecnologie, emerge da una recente ricerca di Terre des Hommes e People [ http://www.terredeshommes.it/dnload/approfondimento-ricerca-%20Bambini-e-New-Media.pdf ] che sono principalmente quattro le tipologie “messe in campo”:
    1. GLI ANSIOSI: risultano essere la maggior parte; sono molto preoccupati per l’avvento delle nuove tecnologie in quanto non le conoscono a sufficienza, non le sanno utilizzare al meglio o le usano in modo semplificato, ingenuo. Propongono, perciò, un modello “proibitivo” di utilizzo ai loro figli.
    2. I COMPIACIUTI: al contrario dei precedenti, questi genitori mostrano un atteggiamento di entusiasmo “ingenuo” nei confronti delle tecnologie. Sono spesso genitori che non sanno usare in modo pienamente consapevole gli strumenti e propongono un modello di “scarso controllo” sui loro figli.
    3. I PERMISSIVI: sono identificabili con i genitori che utilizzano quotidianamente per lavoro le tecnologie. Ne vedono, dunque, tutte le potenzialità e la contemporaneità culturale, per cui propongo un modello “indulgente” d’uso per i loro figli, sia perché possono occupare il tempo libero dei figli cui loro, spesso, non possono essere presenti.
    4. GLI ESPERTI: attualmente sono i genitori in minoranza in Italia. Sono i genitori che hanno maggior consapevolezza rispetto alle potenzialità e criticità d’uso delle tecnologie e proprio per questo conoscono l’uso che ne fanno e ne possono fare i figli, ne definiscono insieme le regole e anche le possibilità. Propongono, dunque, un modello “costruttivo” di governance.

    Per approfondire, dunque, ulteriormente, si possono trovare queste riflessioni – oltre che nel libro segnalato in questo sito – anche nell’articolo estratto dalla ricerca R. Nardone – F. Zanetti “Tecnologie in famiglia: tra responsabilità, deleghe e possibilità” in Ricerche di Pedagogia e Didattica, fascicolo 1, vol. 5, anno 2010 Rivista on-line: http://rpd.unibo.it/article/view/1769/1146

    Grazie :)

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